La fontanina della Tartuca è stato un generoso regalo di Silvio Gigli alla sua Contrada per l’istituzione di un laico battesimo contradaiolo, frutto di una giovanile intuizione. Venne inaugurata in occasione dei festeggiamenti per la vittoria del Palio del 16 agosto 1951 ed entrò “in funzione” con la successiva Festa Titolare. Da allora in poi, nella domenica infra-ottava del 13 giugno, ricorrenza del Patrono Sant’Antonio da Padova la cui immagine è collocata proprio sopra di essa, il Priore impartisce con la sua acqua il battesimo laico ai nuovi nati, quale conferimento di eterna appartenenza alla Contrada. Il titolo di Appartenente fu sancito dallo Statuto del 1961 che in un primo tempo non poneva limite all’età del battezzando, precisato invece nella minore età con la riforma del 1979.
Il calco in gesso, che raffigura un putto che abbraccia affettuosamente il dorso di una tartaruga dalla bocca della quale sgorga l’acqua, fu opera dello scultore senese Bruno Buracchini e la fusione del bronzo realizzata a Firenze. Il putto, collocato su di un basamento, venne inserito in una nicchia incorniciata di travertino la cui volta, un mosaico di pietruzze gialle e azzurre, fu composta dall’artista senese Dino Rofi, titolare delle Ceramiche di S. Lucia. In travertino è stata realizzata anche la vasca di raccolta dell’acqua che zampilla dalla bocca della tartaruga ed è della stessa pietra il sottostante bacino di tracimazione nella pubblica fognatura. L’acqua proviene freschissima direttamente dalla Sorgente del Vivo del Monte Amiata. Ai piedi della tartaruga il Buracchini pose una lucertola ed una modesta e sottomessa lumachina che fu oggetto di recriminazioni da parte della Contrada rivale, sollevando anche inutili rimostranze presso il Magistrato delle Contrade. La Tartuca, scartando l’ipotesi di cederla al Comune di Siena che avrebbe consentito di eludere gli oneri della posa in opera, dell’allaccio al pubblico acquedotto e della manutenzione, acquisì il parere favorevole della Commissione Edilizia e curò l’installazione. La fontanina restò dunque privata, ma di pubblica utilità, e venne collocata nel primo fabbricato che si incontra a destra risalendo Via Tommaso Pendola, già Via delle Murella, un tempo perimetro di Castel Vecchio dal quale Siena ebbe inizio.
La fusione del bronzo fu però multipla ed alcune copie andarono ad appannaggio di inattesi soggetti privati. Una di esse, grazie alla generosità di alcuni contradaioli, è tornata recentemente alla Tartuca ed è collocata nel museo, mentre le altre appartengono per fortuna a dei tartuchini.
Con gli anni il logorarsi del travertino ha reso necessario un complesso intervento di restauro per un miglioramento del deflusso dell’acqua. L’architetto tartuchino Augusto Mazzini che lo ha curato vi ha inserito una artistica componente lapidea, realizzata con marmo giallo e sodalite, che richiama la bandiera gialla e azzurra della Contrada, collocata sul fronte del basamento leggermente rialzato, ha esaltato ulteriormente la già prestigiosa scultura del Buracchini. Il sapiente restauro architettonico è stato inaugurato per la Festa Titolare del 1984.
Recentemente si è reso indispensabile un secondo intervento di modifica che ha interessato il sistema idraulico, ma non solo. Quest’opera di ripristino funzionale, finanziariamente impegnativa, è stata facilitata da un lascito dell’Ing. Ugo Bartalini, già Mangino, Capitano, Vicario, Priore e infine Maggiorente della Contrada, nonché Sindaco e fulgido esempio di senesità. Il restauro è stato ultimato alla fine del 2023 con l’apposizione di una nuova targa che, in sostituzione di quella del 1951, ricorderà per sempre tutti i protagonisti di questa storia.
Collocata alla base di una casa-torre fra le più antiche di Siena, a segnare l’ingresso nella strada principale della Contrada, la nostra fontanina e la sua pubblica utilità sono memoria unica e simbolo indelebile del secolare impegno dei senesi nella ricerca dell’acqua. Un simbolo che contraddistingue appieno la Tartuca e il suo territorio, un luogo identitario che più di ogni altro è punto di riferimento e di ritrovo per i contradaioli
