


Fin dalle loro origini le Contrade presero parte alle feste cittadine, ossia corse con le bufale e cacce ai tori, eleggendo un Capitano ed un Alfiere che guidavano le compagini nella Piazza del Campo. Dalla macchina a forma di animale con la quale la Tartuca vi partecipava prese nome e colori: la tartaruga con il carapace giallo e nero. Con l’avvento del Palio alla metà del Seicento la corsa fu preceduta da un corteo, divenuto rievocativo alla fine dell’Ottocento. I ricchi costumi con i quali la Contrada vi è comparsa sono conservati nei locali di questa sezione adeguatamente condizionati. Qui sono inoltre conservati i Masgalani vinti dalla Contrada, cioè i premi ricevuti nel corso dei secoli per aver presentato la comparsa più bella di tutte e più brava nel gioco della bandiera.
Nella prima saletta si trovano la bandiera di rappresentanza e il costume del Paggio portabandiera del 1865, i più antichi che la Contrada conserva, con un prezioso quadretto di Luigi Mussini che li raffigura. Nella seconda saletta sono esposti dei bozzetti di bandiere e una montura militare fedelmente riprodotta, che ricostruiscono la storia dell’araldica e dei colori della Contrada: giallo e nero dalle origini, fino al 1859, quando furono mutati in giallo e turchino per l’insofferenza cittadina ai colori asburgici nel periodo risorgimentale. Lo stemma, una tartaruga coronata, fu invece arricchito dei nodi sabaudi e delle margherite con la Concessione Sovrana alle Contrade da parte dei Savoia nel 1887, della quale è visibile la documentazione originale. Insieme ad una antica bandiera, vi è esposto anche l’Ammaio delle Quarantore, che in antico era di corredo all’altare principale dell’Oratorio, avendo trovato in questo ambiente una definitiva e importante collocazione museale. Per la difficoltosa esposizione a causa delle sue dimensioni è stato ricavato uno spazio interpiano con la sezione dedicata al Palio.
Nel grande salone attiguo si trovano, in grandi vetrine, alcuni dei costumi del corteo storico, periodicamente rinnovate in media ogni 25 anni, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Procedendo in senso orario si possono ammirare quelli che risalgono a questo periodo e al successivo rinnovo del 1904, quelli del 1928 realizzate sulla base dei bozzetti del maestro Arturo Viligiardi, le monture del 1955 per i quali la Contrada aveva incaricato l’artista Bruno Marzi ed infine la comparsa del 1981 disegnata dal costumista tartuchino Sebastiano Morichelli.
Al centro, in originali espositori, alcuni preziosi disegni, bozzetti dei costumi e rare fotografie illustrano la loro evoluzione nel tempo. Un corridoio, lungo il quale vi sono le monture attualmente in uso, disegnate dall’artista Rita Petti e rinnovate nell’anno 2000, conduce dal salone ad un piccolo locale dove si trovano le teche che conservano i costumi dei fantini e i paramenti dei loro cavalli da parata, detti “soprallasso”. In adiacenza sono sati realizzati i locali ad uso degli economi della Contrada per la manutenzione dei tamburi e delle bandiere per il corteo ed anche dei costumi più semplici e più numerosi impiegati in occasione della Festa Titolare che si celebra in onore di Sant’Antonio da Padova. Una ripida scaletta, di fronte alla quale sono in mostra tre vecchie bandiere, mette in comunicazione la sezione del Costume con quella del Palio.
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